Le origini del Bitcoin

correva l'anno 2008

Scritto dalla redazione il 12 novembre 2017

Mi piace aprire questo articolo con un passo del libro di Carlo Gubitosa dal titolo: "Hacher scienziati e pionieri" che recita: "... ho scoperto che Samuel Morse non ha inventato il telegrafo, Thomas Edison non ha inventato la lampadina, Alexander Bell non ha inventato il telefono, Guglielmo Marconi non ha inventato la radio, Bill Gates non ha inventato l'MS-Dos, o almeno non l'hanno fatto secondo il senso e l'accezione comune che diamo al termine 'invenzione'. Le creature di Norse, Edison, Bell, Marconi e Gates, infatti, non sono delle idee totalmente innovative, concepite a partire dal buio scientifico o piombate all'improvviso come folgorazioni, ma sono solamente il perfezionamento di tecnologie già esistenti e abbozzate dai loro veri inventori, personaggi rimasti nell'ombra e spesso addirittura sconosciuti".

Chi ha inventato il Bitcoin? Stavolta a celare il o i veri inventori non c'è, addirittura, nemmeno una persona in carne ed ossa, un nome famoso o che lo diventerà, ma un nickname, un nome di fantasia, un tale Satoshi Nakamoto. Così come le invenzioni citate da Gubitosa nemmeno il Bitcoin è stato concepito a partire dal buio scientifico ma ha fatto tesoro di almeno trentanni di scoperte nel campo della crittografia, delle reti informaiche e della matematica applicata, in particolare della teoria dei numeri. Ma c'è di più, fossero stati solo questi, ovvero solo le tecnologie e gli algoritmi, gli ingredienti del "brodo primordiale" che ha portato al Bitcoin forse non sarebbe esploso in maniera così dirompente, probabilmente sarebbe rimasto argomento di discussione su forum tecnici e convegni di crittologi.

No, la forza propulsiva è stata la visione utopistica di alcune menti, sicuramente straordinarie, geniali, come capacità logico-matematico, ma con in testa una società ben diversa da quella che è ora e che era dieci anni fa, che poi non è molto diversa da quella degli anni 80/90. Stati Uniti, 1976: "Siamo all'inizio di una rivoluzione nella crittografia". Con queste parole inizia un articolo di Whitfield Diffie e Martin Hellman. Ed in effetti una rivoluzione è stata, prima degli anni '70, la crittografia era usata principalmente e segretamente da agenzie militari e di spionaggio. Le scoperte di quegli anni, dal '76 in poi, hanno gettato le basi alla Internet attuale, non a quella degli anni '90 e primi anni duemila, quasi tutta in "chiaro", no, proprio alla rete di oggi che si è evoluta successivamente allo scopo di permettere l'e-commerce, la comunicazione sicura e protetta da orecchie e occhi indiscreti e, ora, con le cryptovalute, anche lo scambio monetario. Facciamo un salto di quindici anni, siamo nel giugno 1991, lo statunitense Philip Zimmermann realizza e distribuisce gratuitamente il programma "Pretty Good Privacy" (Pgp) un programma di crittografia "a doppia chiave" basato sulle tecniche brevettate da Rivest, Shamir e Adleman (RSA) che permette di mantenere la privacy e la sicurezza dei propri dati personali in formato digitale.

Con Phil Zimmermann lavora al codice di Pgp Hal Finney (r.i.p.), uno sviluppatore specializzato in crittografia. Zimmermann e Finney sono due dei maggiori esponenti del Cyperpunk, termine utilizzato per la prima volta dallo scrittore americano Bruce Bethke nel 1983 per definire un movimento di persone contrarie agli standard imposti dalla società, per certi versi anarchici e ribelli. Gente estremamente intelligente, in grado di imparare senza bisogno di nessun aiuto esterno, spesso morbosamente attaccata a tutto ciò che è elettronico, incalliti fan di fantascienza e giochi in rete, che utilizza la crittografia come meccanismo di difesa degli individui dall'appropriazione e dell'uso militare di Internet da parte di Governi, Stati e Società. I Cypherpunks sostengono l'uso della crittografia e metodi simili come mezzo per realizzare cambiamenti sociali e politici. E in questo movimento nasce il Bitcoin, tra i creatori, o gli ispiratori, ci sono sicuramente Finney, Nick Szabo e questo fantomatico Satoshi Nakamoto (che non è detto non sia uno tra Finney e Szabo, se non un nick inventato dai due per evitare censure e ritorsioni, se non cose peggiori). Nel 2011 Satoshi Nakamoto ha abbandonato il progetto e agli inizi del 2016 l'ha fatto pure uno dei suoi maggiori sviluppatori, Mike Hearn, ingegnere Google che ha detto: "Bitcoin ha fallito perché la sua comunità ha fallito. Quello che doveva essere una nuova forma di moneta decentralizzata, priva del controllo delle istituzioni e "troppo grande per fallire" è diventata qualcosa di ancora peggiore: un sistema completamente controllato da un manipolo di persone." Secondo Hearn, appena Bitcoin acquisterà maggiore diffusione (e il 2017 sembra essere l'anno del boom, a guardare le quotazioni), il sistema non sarà più affidabile, con pagamenti lenti ad essere processati e più vulnerabili alle truffe.