La blockchain

e lo specchio per le allodole

Scritto dalla redazione il 16 gennaio 2018

Paolo: Ciao Mario, come va? Hai visto lo speciale del TG1 di ieri sera?
Mario: Ciao Paolo, tutto bene grazie. Sì, ho visto la trasmissione, nonostante l'ora tardi
Paolo: Commenti? Ti hanno fatto cambiare idea gli intervistati?
Mario: Per niente, anzi non hanno fatto che rafforzare le mie idee contrarie alla blockchain
Paolo: Nella trasmissione si è fatto spesso riferimento ai dati personali, il titolo stesso dello speciale è infatti Datacrazia, ma quali possono essere i vantaggi della blockchain per la privacy
Mario: Ah non ho idea in che modo un database condiviso, replicato milioni di volte può tutelare i miei dati personali, è un non senso
Paolo: Magari le informazioni in questo database verrebbero crittate
Mario: La crittografia non è valida per sempre. Con l'aumentare della potenza di calcolo e della velocità delle reti aumenta l'efficacia dei sistemi crittografici più recenti, e contemporaneamente i vecchi lucchetti diventano rapidamente obsoleti. Notizia di oggi: La crittografia nei gruppi di WhatsApp fa cilecca. Chi te lo assicura che tra cinque anni uno di questi algoritmi crittografici perda la propria efficacia e i tuoi dati decifrati e, visto che sono in Rete, alla mercè di chiunque?
Paolo: Questo può avvenire anche con i detentori di dati attuali
Mario: Sì ma in qualsiasi momento io posso chiedere la cancellazione dei dati personali, con la blockchain non lo potrò mai fare, rimarranno lì a vita
Paolo: Dalla padella alla brace, mi sa che torno ad utilizzare il mio personal computer con Linux che negli ultimi tempi ho un po' trascurato a favore di smartphone e tablet, e vi organizzo tutti i miei file, i miei documenti, i miei dati
Mario: Miih, sei più tecnologico di me, e mi raccomando usa software libero, il software che rispetta la libertà degli utenti, non la blockchain. Ora ti faccio ridere un po' guarda questo video
Paolo: Divertente, lo giro anche ai miei robottini, oh, pardon, ai miei figli
Mario: Vedi, è difficile opporsi alla tecnocrazia perché si viene immediatamente tacciati di oscurantismo, di opposizione al progresso, di ingenuità, quando tu stai solamente dicendo che ci sono modi diversi per fare innovazione.
Il presupposto della posizione tecnocratica è che le tecnologie siano intrinsecamente buone, figlie di un ricerca scientifica oggettiva e disinteressata. Le macchine non mentono, perché non possono mentire, ma non dimentichiamo che le macchine sono programmate da esseri umani, che hanno molti interessi personali e sanno mentire persino a sé stessi. La tecnocrazia si fonda sulla delega ad altri della gestione dei saperi-poteri tecnici. In assenza di meccanismi di delega condivisi, le gerarchie tendono a strutturarsi in maniera autoritaria, e a perdere coscienza del proprio carattere storico, frutto di convenzioni e accordi sociali. Riconoscere l'autorevolezza di una persona più capace in un determinato ambito e investirla di un mandato collettivo, sottoposto a verifica puntuale e revocabile in qualsiasi momento, è ben diverso che affidarsi ciecamente all'autorità di un tecnocrate o ad un software
Paolo: Tecnocrazia che sfocia nella tecnolatria
Mario: Sì, la tecnica diventa idolo, si nutre una fiducia che sconfina nella fede in soluzioni taumaturgiche per ovviare ai problemi sociali.
La chiamano intelligenza artificiale ma in realtà siamo alle prese con una moltitudine di turchi meccanici
Paolo: Forse stiamo andando un po' fuori tema
Mario: Vuoi che parliamo delle truffe segnalate in questi giorni? Vedi questa del Fatto Quotidiano, o Gazzetta di Mantova oppure ancora qui
Paolo: Magari rimandiamo ad un'altra volta
Mario: Ok, va bene, ma permettemi ancora una digressione, stavolta sul ransomware
Paolo: Ahia, un flagello
Mario: Ti riporto un estratto dell'articolo di Fabio Panada e Holger Unterbrink che puoi leggere per intero qui.
Creato e diffuso da un medico come un virus su dischetto veniva lasciato presso studi medici e cliniche. Il malware codificava i file del disco fisso e pubblicava poi la richiesta di riscatto che doveva esser pagato spedendo i contanti a una casella postale ospitata a Panama. Una volta ricevuti i soldi, il medico cybercriminale inviava alla vittima il programma necessario alla decodifica.
Il declino di queste minacce arrivò solo grazie al miglioramento nella sicurezza del browser, al diffondersi delle suite di sicurezza e, soprattutto, al chiudersi delle maglie investigative che ha reso sempre più difficile incassare impunemente il denaro di provenienza illecita. Poi, però, fu inventato il Bitcoin, l’anello mancante per la creazione del ransomware perfetto.
Paolo: Interessante il rapporto Clusit 2017 che mi hai indicato
Mario: Sfatiamo qualche mito, alcuni, e purtroppo anche informatici, credono che la blockchain sia una sorta di computer distribuito, che esegue calcoli distribuiti. Cioè che ogni nodo esegua un pezzettino di calcolo e che tutti insieme formino un gigantesco mostro computazionale. Non è affatto così, ogni nodo fa la stessa cosa di un altro, esegue le identiche operazioni, ovvero verifica e inserisce le transazioni dentro la blockchain, cioè, detto, banalmente dentro un file. Non c'è nessuna sinergia, esiste solo una duplicazione istantanea, in milioni di volte. È l'opposto dell'efficienza.
Paolo: E a quanti paragonano la blockchain con la rivoluzione di Internet cosa dici?
Mario: Prima dell'invenzione del TCP/IP, ovvero del protocollo che sta alla base di Internet, l'architettura delle telecomunicazioni era basata sul "circuit switching", ovvero le connessioni tra due parti o macchine dovevano essere prestabilite. Per garantire che due nodi potessero comunicare, i fornitori di servizi di telecomunicazione e i produttori di apparecchiature avevano investito miliardi nella costruzione di linee dedicate.
TCP/IP ha trasformato radicalmente quel modello, permette di trasmettere le informazioni suddividendo i dati in pacchetti molto piccoli, ciascuno contenente informazioni sull'indirizzo mittente e sull'indirizzo destinatario. Una volta rilasciati nella rete, i pacchetti possono prendere qualsiasi percorso per il destinatario. I nodi della rete smontano e riassemblano i pacchetti. Non c'è più bisogno di linee private dedicate o di enormi infrastrutture.
Esattamente al contrario della blockchain qui i nodi sono intelligenti, non fanno lavoro inutile, si coordinano e in una frazione infinitesimale di secondo mettono in comunicazione due device, due dispositivi elettronici anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza.
Un sistema geniale che ha cambiato il mondo, ma l'ha potuto fare perchè alla base di tutto c'è l'efficienza, la condivisione, la sostenibilità, tutte "qualità" che mancano alla blockchain. Un server web può stare dentro una scheda elettronica grande quanto una moneta da 2 euro, viceversa per scaricare la blockchain un computer deve rimanere acceso e connesso alla rete per giorni
Paolo: Ok, diciamo che per adesso è quanto meno prematuro accostare le due innovazioni
Mario: Ai nuovi informatici, ai giovani programmatori, a coloro che hanno le qualità per fare del bene nel futuro dico solo non seguite le mode, non fatevi ingannare dai cosidetti "guru", probabilmente propendono per questa o quella tecnologia solo perchè ci hanno investito tanto, lasciate perdere la blockchain e studiate altri sistemi innovativi che abbiano però alla base, efficienza, condivisione e sostenibilità. Parafrasando un racconto biblico le discussioni sulle possibili, immaginabili applicazioni della blockchain assomigliano al sogno fatto da Nabucodonosor: una gigantesca statua divisa in quattro parti, la testa d’oro, il petto d'argento, le cosce di bronzo e i piedi di argilla. Bene, le applicazioni saranno pure d'oro e d'argento ma quei piedi di argilla stanno ad indicare, in senso figurato, le basi molto fragili, con il rischio imminente di un crollo dell'intero sistema.
Ti lascio con una frase detta qualche mese fa da Rob Fleischman, uno degli sviluppatori più importanti di Akamai Technologies: "When it came out I was of the mind that ‘Hey, that’s kind of new and cool', but after talking with more and more tech people, I’m now almost convinced that blockchain is stupid and useless for almost everything.
Io vado, ciao Paolo
Paolo: Ciao Mario, alla prossima